lunedì 12 ottobre 2009


I NEMATODI

I Nematodi sono chiamati anche vermi cilindrici perché presentano un corpo cilindrico a sezione trasversale circolare, differendo così dai platelminti (o vermi piatti) i quali mostrano uno schiacciamento dorso-ventrale.

La classe comprende sia specie conducenti vita libera che parassiti.
Le specie libere sono numerose nei terreni umidi, nei sedimenti dei
fondali acquatici e nelle sorgenti termali. Le specie terricole sono in
prevalenza spazzini e vivono negli strati superficiali dove si nutrono
di materia organica morta. La loro attività è molto importante per la
miscelazione e l'aerazione del terreno. Alcune specie libere sono
erbivore e si nutrono di funghi, batteri, alghe e piante. Altre specie sono invece carnivore e si nutrono di microrganismi, piccoli invertebrati e di altri nematodi, compresi individui della stessa specie (cannibalismo).

I nematodi parassiti infestano un gran numero di animali e di
piante. Alcuni nematodi vivono sulla superficie di organismi acquatici
e molti riescono ad infestare i vertebrati terrestri, compreso l'uomo,
insinuandosi nel sistema digerente, in quello circolatorio o incistandosi nell'apparato muscolare.
Altri parassiti sono dotati di un apparato boccale, provvisto di
stiletti, atto alla perforazione delle pareti cellulari delle radici
delle piante, in modo da potersi alimentare dei succhi vegetali; sulle
piante possono provocare deperimenti, ingiallimenti e appassimenti
delle foglie, formazione di galle
sulle radici. La loro attività è causa della perdita di numerosi
raccolti; in particolare, le colture a
Essendo organismi pseudocelomati, i nematodi presentano una cavità posta fra il canale alimentare e la parete del corpo.
La parete è formata (partendo dall'esterno) da:

  • una cuticola pluristratificata

  • uno strato epidermico intermedio

  • uno strato muscolare longitudinale

La cuticola è costituita in prevalenza da collagene,
una proteina fibrosa che protegge l'animale dagli urti meccanici. Lo
strato epidermico sottostante si estende lungo lo pseudoceloma con 4
rigonfiamenti epidermici: 2 laterali, 1 dorsale ed 1 ventrale. Questi
cordoni sono attraversati da canali escretori e nervi longitudinali. Lo
strato muscolare longitudinale si estende poi tra i cordoni sotto
l'epidermide ed è a contatto con il liquido pseudocelomatico che riempe la cavità. Ogni fibra muscolare forma una sinapsi
diretta con i cordoni nervosi (dorsale e ventrale) che attraversano i
rigonfiamenti epidermici. Questa è una condizione atipica nel regno
animale poiché, in genere, la fibra muscolare si lega a quella nervosa
tramite una giunzione neuro-muscolare. L'assenza di strati
muscolari circolari non permette ai nematodi la capacità di movimenti
complessi ed essi possono solo flettere od ondulare il proprio corpo
utilizzando le particelle di sedimento come leve per effettuare gli
spostamenti.
I nematodi sono organismi proctodeati.
In genere la bocca (posta all'estremità anteriore) è trilobata, ogni
lobo reca delle mascelle cuticolari ed è delimitata da labbra. La bocca
è collegata all'intestino tramite un esofago che serve a pompare
l'alimento direttamente nella cavità intestinale, la quale, quando non
contiene il cibo, rimane schiacciata dalla pressione che la parete del
corpo esercita sul liquido pseudocelomatico. La digestione avviene
inizialmente nel lume intestinale per poi terminare all'interno delle
cellule che tappezzano l'intestino. Gli scarti della digestione vengono
poi espulsi per contrazione dei muscoli del retto attraverso l'ano
(posto nella zona vicina l'estremità posteriore) per le femmine, mentre
per i maschi vi è una cloaca in cui hanno termine i anche i dotti
deferenti.

La circolazione delle sostanze nutritive e gli scambi gassosi,
necessari per l'attività metabolica delle cellule, avvengono grazie al
liquido pseudocelomatico che bagna le varie cellule del corpo e il suo
compito è facilitato dai movimenti dell'organismo. La cuticola della
parete del corpo è inoltre provvista di pori per mezzo dei quali
avvengono gli scambi gassosi tra l'animale e l'ambiente esterno.

I prodotti di rifiuto dell'attività metabolica vengono eliminati
tramite un sistema escretore a forma di "H": è formato da due canali
escretori che attraversano i cordoni epidermici laterali e che si
uniscono nella zona centrale e ventrale, dove sboccano all'esterno
attraverso un nefridioporo (o poro escretore).
Il sistema nervoso è formato da un gruppo di gangli
connessi ad un anello nervoso che circonda l'intestino e dal quale si
diramano cordoni nervosi sia anteriormente, verso la bocca, che
posteriormente, verso la coda. I cordoni nervosi posteriori
attraversano i rigonfiamenti epidermici e poi si riuniscono nei gangli
vicini l'estremità.
I nematodi presentano organi sensoriali, quali setole e papille inserite nella cuticola, che hanno funzione meccano-recettrice, ossia percepiscono gli stimoli tattili. Altri organi di senso sono gli anfidi, posti nella regione boccale, e i fasmidi, posti nell'estremità posteriore, che hanno funzione chemio-sensoriale,
cioè servono per la percezione di segnali chimici (gli "odori") emanati
dall'ambiente e dalle possibili prede e predatori. Questi organi,
inoltre, sono importanti per la percezione dei feromoni, dei segnali chimici prodotti dalle femmine per attirare i maschi nel luogo dell'accoppiamento.
grarie possono subire attacchi da
nematodi Tilenchidi, Heteroderidi, Pratilenchidi, Afelenchoididi e Longidoridi.

La maggior parte delle specie è dioica e l'apparato riproduttore, sia maschile che femminile, è a "frusta", cioè formato da lunghi tubuli avvolti su se stessi.

I maschi possiedono un testicolo collegato tramite un condotto deferente
alla cloaca. L'orifizio è posto nell'estremità posteriore, la quale è
dotata di spicole che hanno la funzione di mantenere divaricato il poro
femminile durante l'accoppiamento.
L'apparato riproduttore femminile è costituito da uno o una coppia di ovari collegati ad un utero per mezzo di ovidotti. L'utero è poi connesso ad una vagina che sbocca all'esterno tramite il poro genitale femminile, posto nella regione centrale del ventre.

Con l'accoppiamento gli spermatozoi risalgono l'utero e fecondano le uova negli ovidotti. le specie possono essere ovipare od ovovivipare e non si ha stadio larvale. Infatti dallo zigote si producono direttamente degli stadi giovanili, simili all'adulto ma sessualmente immaturi. Gli stadi giovanili subiscono 4 mute
cuticolari prima di diventare adulti. (I cicli biologici dei nematodi
parassiti sono più complessi e verranno descritti in dettaglio nella
parte riguardante ciascun ordine.)

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COME SI ALLESTISCE UN VETRINO

Il campo d'indagine per il microscopista dilettante è estremamente ampio; è quasi impossibile fare l'elenco delle cose che si prestano ad essere studiate, ma anche soltanto l' osservazione delle varie forme di vita che popolano l'acqua stagnante ci può accompagnare per tutta la vita.
Il numero delle specie animali e vegetali fino ad oggi classificate è di alcune decine di migliaia e non basterebbe un'intera esistenza umana per conoscerle tutte. L'osservazione di forme viventi, d'aspetto mutevole ed in continuo movimento è, inoltre, più gratificante dello studio di cose che appaiono statiche, anche se interessanti.
Esaminare una goccia d'acqua è una delle cose più semplici che si possano fare con un microscopio e ci riserva sempre sorprese meravigliose.

L'attrezzatura di base per quest'attività è la seguente:
- una piccola quantità d'acqua raccolta in un fosso o in uno stagno;
- vetrini porta-oggetti;
- vetrini copri-oggetti;
- una pipetta di Pasteur od un semplice contagocce;
- una lama sottile, anche un piccolo coltello od un cacciavite col taglio sottile;
- un rotolo di carta da cucina;
- guanti in lattice "usa e getta".

Sia i vetrini porta-oggetti che quelli copri-oggetti si acquistano presso i rivenditori di microscopi, la pipetta contagocce in farmacia e tutto il resto in un comune supermercato.
Come dice il nome, il vetrino porta-oggetti serve ad ospitare la nostra goccia d'acqua. Il copri-oggetti serve a coprire e schiacciare la goccia d'acqua sul porta-oggetti ed è molto piccolo e sottile. La pipetta o il contagocce per dosare la goccia, la carta da cucina per asciugare i vetrini dopo l'uso o per asportare l'eventuale acqua in eccesso. La lama per deporre nel modo giusto il vetrino copri-oggetto sulla goccia di acqua, mentre i guanti servono per ragioni igieniche e per evitare di tagliarsi con il copri-oggetti.
Ed ecco ora come dovete procedere per allestire il preparato da osservare:
1. prendete il vetrino porta-oggetti verificando che sia perfettamente pulito. Eventuale sporcizia o granelli di polvere contribuiscono a degradare l'immagine osservata. Per ripulire i vetrini potete usare acqua distillata o un panno leggermente bagnato con alcool: ricordate che quest'ultimo è infiammabile. Non usate vicino a fiamme libere, lampade accese, ecc. Reggete il vetrino con il pollice e l'indice, avendo cura di tenerlo per i due lati sottili, al fine di non lasciare impronte o sporcizia sulle superfici piane. Appoggiatelo su una superficie piana e pulita.
2. con la pipetta prendete un po' d'acqua di stagno dal vostro contenitore di vetro e deponetene una piccola goccia sul vetrino porta-oggetti. Come imparerete con l'esperienza, le dimensioni della goccia sono molto importanti per la buona riuscita del preparato.
3. prendete ora un vetrino copri-oggetti. Esso è assai più piccolo del porta-oggetti ed è molto sottile; anzi, va ricordato che i vetrini copri-oggetti, per permettere una visione perfetta, devono avere uno spessore preciso di mm 0,17, questo perchè le ottiche del microscopio sono studiate per compensare le aberrazioni di questo tipo di vetrini.

Uno spessore diverso porta ad un degrado dell'immagine. Anche il copri-oggetti va preso con il pollice e l'indice tenendolo per il lato sottile. Quest'ultimo può essere tagliente, siate delicati. I guanti in lattice vi potranno essere di protezione. A questo punto, appoggiate uno dei bordi del copri-oggetti sul vetrino porta-oggetti, nei pressi della goccia d'acqua. Inclinate il copri-oggetti verso di essa poi, usando la lama che avrete preparato vicino a voi, iniziate a far scendere lentamente il vetrino sulla goccia d'acqua tenendolo da un lato con le dite e dall'altro con la lama. Quando esso avrà
schiacciato l'acqua e starà per appoggiarsi completamente sul porta-oggetti, estraete lentamente la lama tenendola quanto più bassa possibile e, finalmente, estraetela del tutto. L'operazione sarà finita.
4. nell'allestimento della goccia si possono presentare alcuni inconvenienti iniziali che, con un po' di esperienza, imparerete ad evitare. Il più comune è la formazione di bolle d'aria. Queste sono un ostacolo all'osservazione. Se ne avrete troppe dovrete ripetere la procedura. Con la pratica, riuscirete ad allestire un vetrino in poche decine di secondi.
L'altro possibile inconveniente è che potreste aver fatto una goccia d'acqua troppo grande. In questo caso essa deborderà dal vetrino e quest'ultimo sembrerà galleggiarvi sopra. Sottraete allora l'acqua in eccesso, appoggiando la carta da cucina ai lati del vetrino fino a raggiungere la situazione ottimale. In un vetrino perfettamente preparato, la goccia si dispone sotto il copri-oggetti senza uscire dai bordi e senza che il vetrino vi galleggi sopra, pur avendo occupato tutto lo spazio disponibile sotto il vetrino stesso.

5. ricordate di non osservare mai senza il vetrino copri-oggetti. Il suo uso, oltre ad essere essenziale per la qualità dell'immagine, serve ad impedire che l'obiettivo possa accidentalmente toccare il preparato sporcandosi. La pulitura di un obiettivo sporco, per un principiante, può non essere agevole. La preparazione di un buon vetrino è il primo passo verso una buona osservazione, tuttavia non basta solo questo. Occorre anche regolare al meglio il microscopio. Vi consigliamo quindi di leggere con attenzione "osservare una goccia d'acqua".


LA GOCCIA D'ACQUA

C' è acqua e acqua e su questo non ci sono dubbi!
Basta munirsi di un microscopio ed alcuni campioni di liquido ed il gioco è fatto. Il trucco è prelevarli nei posti giusti, come un lago poco profondo, uno stagno o più semplicemente una pozzanghera che resista più di tre giorni. Con un po' di fortuna si potrà scoprire un mondo molto più ricco di quello vegetale ed animale visibile ad occhio nudo.
In una goccia d'acqua, infatti, si possono trovare decine e decine di microscopici esseri viventi, animali e vegetali
, fra i quali esistono differenze considerevoli, più di quelle che si trovano, per esempio, tra il muschio e la quercia o tra un pesce ed un mammifero. Ma niente paura: tutti questi microrganismi sono assenti nell'acqua che scorre dai rubinetti di casa! Anche perchè, l'eventuale presenza, per esempio, di alghe nell'acqua potabile, sarebbe dannosa alla salute: questi microrganismi, infatti, possono provocare gravi infezioni gastro-intestinali.
Quindi, per conoscere gli abitanti delle acque non potabili ed ottenere un ricco bottino da esaminare al microscopio, bisognerebbe raccogliere, insieme all'acqua, anche detriti sbriciolati sul fondale, foglie in decomposizione, fango e frammenti di piante.
Fra i microrganismi che appartengono al mondo vegetale i più comuni sono le alghe (rosse, azzurre, brune, dorate e diatomee). Mentre, tra gli animali, si trovano i rotiferi
, organismi pluricellulari, ed i protozoi, unicellulari: una vera scoperta per tutti coloro che vogliono entrare in questo singolare microcosmo!
Le alghe sono organismi autotrofi, cioè in grado di produrre sostanze nutritive a partire da materiali inorganici, unicellulari o pluricellulari, provvisti di vari pigmenti, come la clorofilla. Normalmente, sono ricoperte da una membrana impregnata di sostanze mucillaginose, silicee o calcaree, e hanno f
orme diversissime.
Per la loro
enorme quantità sono state divise in più classi: le più comuni sono le cloroficee, ovvero le alghe verdi e le crisoficee, vale a dire quelle giallo-verdi o giallo-brune.
Anche le diatomee appartengono a questa grande famiglia, pur avendo caratteristiche diverse, sono prive di flagelli, le appendici che talvolta ricoprono il corpo e sono rivestite da una membrana di silice, un
guscio rigido che, alla loro morte, forma sui fondali grandi depositi detti farina fossile.

Dove prelevare l'acqua

Prima ancora di consigliare dove prendere l'acqua per le osservazioni, conviene pensare dove non conviene perdere tempo! L'acqua potabile o quella minerale non vanno prese in considerazione. In particolare, l'acqua delle condutture pubbliche e domestiche è addizionata di sostanze, come il cloro, che hanno proprio il compito di eliminare eventuali microrganismi presenti. Sono poco produttive anche le acque di sorgente e quelle correnti di fiumi, torrenti o ruscelli.
Anche le acque dei laghi, prese al largo, hanno una bassa concentrazione di piccoli ospiti.
Il luogo ideale per fare una ricca raccolta di piante od animali microscopici è lo stagno. In tutti i luoghi dove le acque rimangono ferme per lungo tempo, si ha, in genere, uno sviluppo notevole di alghe, protozoi e tanti altri piccoli animali anche pluricellulari, seppur di dimensioni microscopiche.
Perciò, se avete un piccolo stagno nei pressi di casa, vi potete ritenere fortunati, perchè avrete a disposizione tutto l'anno una vera e propria miniera di materiale da osservazione.
Anche nei fiumi potrete raccogliere campioni, purchè abbiate cura di farlo presso la riva, nelle anse e ovunque l'acqua sia ferma o quasi. La stessa cosa vale per torrenti e ruscelli.
Un periodo favorevole alla raccolta si verifica quando, a seguito di un lungo periodo di siccità, le acque raggiungono il livello più basso, scorrono molto lentamente o non scorrono affatto. Frequentemente, in queste condizioni, si formano estese fioriture d'alghe che ricoprono parte dell'acqua con una massa verde e gelatinosa. I microrganismi proliferano poi là dove ci sono vegetali immersi e marcescenti.
Anche la popolazione microscopica risente delle variazioni stagionali, perciò la primavera e l'estate sono stagioni favorevoli alla raccolta, ma anche in inverno troverete, in ogni caso, sempre qualcosa da osservare con il vostro microscopio.
Può darsi il caso che non abbiate ruscelli o stagni nei pressi della vostra abitazione; niente paura! Troverete in ogni caso materiali in qualunque fossa lungo i campi o ai lati delle strade di campagna. Talvolta, in questi luoghi, finiscono degli scarichi di paesi o abitazioni. Adottate allora qualche precauzione utilizzando guanti di lattice per il prelievo e l'osservazione, dopo ci che datevi una bella lavata alle mani.
La microscopia non riserva particolari pericoli e le abituali norme igieniche bastano a tutelarsi.
I luoghi di raccolta non finiscono qui. Dopo un periodo di pioggia, anche una pozzanghera che sia rimasta tale per quattro o cinque giorni vi riserverà delle sorprese e, in primavera, vi troverete facilmente anche pollini di numerose piante, ampliando così la vostra area d'indagine. Sempre grazie alla pioggia, potrete trovare piccoli organismi semplicemente prendendo l'acqua che ristagna nei canali di scarico orizzontali dei vostri terrazzi. In particolare, vi troverete dei piccoli pluricellulari chiamati rotiferi che si prestano bene all'osservazione, anche con modesti ingrandimenti.
Un altro luogo domestico dove potrete trovare alghe e protozoi è il sottovaso delle vostre piante, specie se alimentate con acqua piovana o di pozzo. Infine, se abitate in paesi o città ove siano presenti fontane o vasche ornamentali, non disdegnate di raccogliere campioni anche lì e se sono presenti delle piante acquatiche come le ninfee, raschiatele sulla parte a contatto con l'acqua con un coltello ed immergete la patina prelevata sulla lama nel vostro barattolino d'acqua.

Come prelevare l'acqua

L'attrezzatura per raccogliere i campioni è quanto mai semplice e, in molti casi, sarà già presente nelle vostre case.
Innanzitutto, vi serviranno dei barattoli di vetro di varie dimensioni; è importante che siano muniti di coperchio per non perdere il frutto del vostro lavoro. I più comodi sono quelli che contengono i cibi omogeneizzati per bambini. Sono poco ingombranti, assai maneggevoli ed in poco spazio se ne possono tenere molti. Ciò ci permetterà di prendere campioni
d'acqua in punti diversi dello stagno o del ruscello. Un'etichetta adesiva preciserà i luoghi. Tuttavia, sarà utile anche un barattolo più grande, da un litro o più, che servirà come riserva biologica da utilizzare nel tempo. Nel barattolo più grande, i processi che portano al degrado delle colture avvengono assai più lentamente che nei piccoli vasetti da omogeneizzati.
Molti microrganismi sono sensibili agli sbalzi di temperatura, perciò sarà opportuno tenere i nostri barattolini in una borsa termica, tipo quelle che si trovano nei supermercati per i surgelati oppure in un contenitore di polistirolo munito di coperchio.
Quando si raccolgono i campioni, bisogna sempre lasciare un po' d'aria tra l'acqua ed il coperchio per consentire una piccola riserva di ossigeno. Giunti a casa, i coperchi dovranno essere rimossi e i barattolini potranno essere coperti con un tessuto poroso tipo quello usato per confezionare i confetti, che fermeremo con un elastico: così si renderà possibile il ricambio d'aria, impedendo alla polvere di entrare.
Nella raccolta si potrà ricorrere ad accorgimenti che renderanno più proficuo il nostro lavoro. Per esempio, sarà utile inserire nel barattolo una piccola quantità di vegetali presenti nell'acqua e sarà bene prendere foglie o canne sommerse, raschiando la loro superficie in modo che la patina che le ricopre finisca nel barattolo. Anche la patina dei sassi sommersi servirà allo scopo e, in qualche particolare barattolino, raccoglierete anche un po' della melma del fondo che, in genere, ospita una sua caratteristica popolazione. Si prenderanno inoltre un po' delle alghe presenti, ma le quantità di esse e dei vegetali messe nel barattolini dovranno essere modeste. Una pianticella sommersa, strappata con le radici
dal fondo, servirà ad ossigenare l'acqua. Abbiate cura di non raccogliere mai i campioni presso acque profonde, dove un'accidentale caduta potrebbe avere gravi conseguenze. Se siete bambini fatevi sempre aiutare da una persona adulta.

Tutto quanto detto finora vale per quei casi in cui le caratteristiche del terreno consentono di arrivare fino alla riva degli specchi d'acqua.
Tuttavia, ciò non è sempre possibile. Spesso, i fossi laterali alle strade, sono ben più in basso del livello stradale poco accessibili e c'è la possibilità di cadervi; talvolta possiamo fare incontri con topi o serpenti (comunque innoqui) perciò è utilissimo munirsi di un bastone telescopico da imbianchino (sono quelli che si possono allungare od accorciare per segmenti, come di fa con le canne da pesca); in cima, fisseremo con il nastro adesivo un barattolo da cucina con un manico adeguatamente lungo e, così attrezzati, sarà possibile raccogliere campioni in perfetta sicurezza anche in fossati o stagni poco accessibili.
Sul prelievo dei campioni possono influire anche le condizioni del tempo o l'ora del giorno.
Di solito, nelle giornate luminose, piene di sole, le alghe si approssimano alla superficie, mentre la maggior parte dei microscopici animaletti si lascia scivolare sul fondo. Non sappiamo se lo facciano per sfuggire alla luce od ai loro predatori naturali.
Quindi, se vi interessano di più protozoi e simili, la vostra raccolta sarà più proficua di sera, dopo il tramonto oppure nelle giornate molto nuvolose, viceversa se sono le alghe ad intrigarvi, farete un bottino migliore nel primo pomeriggio di un giorno assolato. Infine, ricordate che un luogo domestico dove rinvenire campioni è un comunissimo acquario, soprattutto se avrete cura di spremere bene il filtro dello stesso. I filtri possono essere una vera miniera di microrganismi.

Le colture a casa

Una volta rientrati a casa, sarà bene portare subito i nostri barattolini-coltura nella stanza adibita a piccolo laboratorio. Si dovrà togliere il coperchio e si metteranno in modo tale che siano esposti alla luce, ma non ai raggi diretti del sole che ucciderebbero i nostri piccoli ospiti. Un luogo consigliabile è il davanzale di una finestra rivolta a nord. In inverno, nello spazio compreso tra la finestra e la controfinestra. Sarebbe consigliabile fare subito una prima osservazione, perchè i più delicati tra i nostri soggetti moriranno presto. In generale, con il passare dei giorni, le specie più resistenti tenderanno ad aumentare di numero.
Questa proliferazione, però, sarà temporanea e, dopo un certo tempo, si verificherà una rapida scomparsa o comunque, un notevolissimo ridimensionamento del numero di esemplari presenti. A questo punto, potrà essere una specie, fio ad allora poco numerosa, ad avere un notevole incremento di individui. Anch'essa, però, andrà incontro ad una rapida diminuzione. Col passare delle settimane, il numero delle specie presenti diventa sempre più piccolo.
Nelle colture vecchie, assisteremo alla comparsa di un gran numero di batteri, che formeranno una patina sul pelo dell'acqua e solo gli organismi più resistenti ed adatti al nuovo microambiente sopravvivranno a lungo. Malgrado ciò, una coltura d' acqua di stagno potrà essere oggetto di osservazione per diverse settimane ed in qualche caso per qualche mese.
Una periodica aggiunta di nuova acqua, con la stessa provenienza, potrà contribuire ad allungarne la vita. Anche i microrganismi hanno bisogno di cibo: li potremo nutrire aggiungendo, ogni tanto, una piccola goccia di latte o un po' d'acqua ove si sia lasciato in infusione, per qualche giorno, una piccola quantità di fieno.
Un piccolo trucco: quando una coltura è piena di centinaia o migliaia di piccoli ospiti della stessa specie c'è da aspettarsi un imminente tracollo; in tal caso, prepareremo un barattolo ex novo con acqua analoga, vi aggiungeremo una piccola quantità di fieno, quindi trasferiremo nel nuovo ambiente qualche goccia d'acqua del barattolino super-popolato. In questo modo, se tutto va bene, daremo vita ad una nuova coltura che prolungherà la vita dei nostri piccoli ospiti.
Un accorgimento per ottenere gocce da osservare contenenti molti organismi consiste nell'immergere dei rametti di vegetali nelle acque di coltura. La superficie sarà colonizzata da una numerosa popolazione di microrganismi ed estraendo i rametti dall'acqua e raschiandoli in superficie, delicatamente sul vetrino, otterremo delle gocce da osservazione super-popolate.

Per arricchire le colture

Uno degli organismi microscopici più interessanti da osservare è il paramecio. Esiste un curioso accorgimento per far aumentare il numero degli esemplari nella coltura. Occorre procurarsi alcune radici di cavolo navone. Lo si trova in gennaio - febbraio. Si recide la radice, somigliante ad una grossa carota bianca e di forma irregolare, in piccoli pezzi di circa un centimetro cubo.Si mette ad essiccare bene al sole o sul termosifone di casa. Con la perdita dell'acqua, i vari pezzi diverranno molto più piccoli e secchi. Potranno essere messi allora in un barattolo di vetro dove si conserveranno per vari anni.
Ebbene, aggiungendo alle colture naturali contenenti almeno qualche paramecio, un pezzettino di cavolo navone essiccato si otterrà, in genere in 36-48 ore, una loro rapida proliferazione. Ne basterà una piccola quantità e, con l'esperienza, si imparerà a calcolare la dose ed ogni quanti giorni aggiungere un nuovo pezzetto. Il cavolo navone funziona anche con altri protozoi.
Un altro modo di coltivare ciliati è quello di aggiungere una goccia di latte ad una coltura di 100 ml d'acqua, avendo cura di agitare il tutto per facilitare la diffusione omogenea. Il liquido, a questo punto, diverrà un po' lattescente. Si aspetterà allora che l'acqua ritorni limpida dopo di che si aggiungerà una seconda goccia di latte. Se tutto andrà bene, si avranno delle colture con molti stentor ceruleus e parameci. La periodica aggiunta di una goccia di latte manterrà il risultato a lungo. L'unico inconveniente sarà costituito dal fatto che i microrganismi diverranno un po' opachi, ma potranno essere utilizzati per allestire altre colture, in acqua chiara, con un piccolo pezzo di cavolo navone o un infuso d'acqua e poco fieno.

Gli infusi

L'acqua presente nell'ambiente naturale di pozze, stagni, fossati e luoghi simili, è già di per sè ricca di materiale da osservare. Tuttavia, si possono allestire anche delle colture nel nostro laboratorio, preparando gli infusi.
Tanto per cominciare, va detto che l'acqua raccolta è già un'ottima coltura ed i microrganismi vi si sviluppano bene senza alcun intervento. Ciò nonostante, si potranno ottenere ulteriori miglioramenti se vi aggiungeremo una piccola quantità di fango raccolto sul fondo, qualche rametto di pianta acquatica e frammenti di foglia estratta sempre dal luogo di raccolta, avendo cura di usarne piccole dosi. Si possono realizzare, tuttavia, dei veri e propri infusi nell'ambiente domestico.

Infuso di fieno
E' il più comune ed il pi
ù classico. Occorre un barattolo di vetro, meglio se non troppo piccolo. Si deposita sul fondo una modesta quantità di fieno. Si aggiungono un paio di chicchi di grano e riso. Infine si mette l'acqua. Non si deve utilizzare quella dell'acquedotto, che spesso contiene cloro, ma acqua piovana, di sorgente o pozzo. Dopo qualche giorno, due o tre, si noterà che sulla superficie dell'acqua si sarà sviluppata una pellicola ben definita. Essa sarà ricca di bacillus subtilis, un batterio che prolifera in presenza di fieno bagnato e sarà possibile osservare qualche protozoo se, nel materiale usato ve n'erano sotto forma di cisti o spore. Un risultato assai migliore si otterrà se, al momento della formazione della pellicola, si aggiungerà una piccola quantità d'acqua di stagno che ospiti già dei microrganismi.
Quando le condizioni sono ottimali, presso il substrato potranno comparire dei parameci in forma massiccia. Le colture di fieno vanno conservate alla luce, ma non direttamente al sole, ed a temperatura ambiente. Converrà seguirle nel tempo, perchè il microsistema ecologico dell'infusione è in continua evoluzione. Si osserva lo svilupparsi massiccio di una certa specie animale che, raggiunto il suo livello massimo, scomparirà sostituita da una nuova specie. Il fenomeno potrà ripetersi più volte.
L'infusione di fieno è molto adatta per i ciliati e può essere usata per alimentare colture vecchie.

Infuso di insalata
Risultati analoghi si ottengono mettendo in infusione un po' di foglie di insalata.
L'importante è non eccedere mai con le quantità immesse nell'acqua, che devono essere sempre modeste per non dar luogo a massicci fenomeni di putrefazione, con il conseguente eccessivo consumo d'ossigeno.

OSSERVARE UNA GOCCIA D'ACQUA

Alcuni amici mi hanno pregato di dare un accenno su come osservare una goccia d'acqua, ed io ben volentieri ho accettato. Di seguito troverete alcune indicazioni di base su come ci dobbiamo comportare davanti ad un campione; BUON DIVERTIMENTO E SOPRATTUTTO BUONE OSSERVAZIONI!!!

C'è un'enorme differenza tra i verbi vedere, guardare, osservare.

Il grande scienziato J.B.De Lamarck diceva: "L'uomo non guarda mai il cielo, perchè lo vede sempre". Tutti o quasi, uscendo di casa al mattino, rivolgono lo sguardo al cielo per sapere che tipo di giornata li attende e, se ci sono le nubi, tutti le vedono, ma pochi le osservano.
Osservare non vuol dire guardare, vedere; osservare significa concentrare i propri occhi su un soggetto, farne il centro della nostra attenzione, destinare ad esso la nostra capacità di concentrazione, dedicare ad esso i sensi e la mente, dimenticando tutte le altre cose che ci circondano. Si osserva per conoscere, per sapere, per arricchirci di cose nuove, per far nascere in noi domande alle quali si desidererà, poi, dare una risposta. Per innalzare lo spirito, la nostra anima verso cose elevate, quelle che più di ogni altra fanno onore alla dignità umana. Quindi, ricordate sempre: non si guarda in un microscopio, si osserva; per conoscere, per capire, per diventare migliori.
Una proficua seduta richiede alcuni piccoli e facili accorgimenti: tenete il vostro strumento nell'angolo più tranquillo di casa, lontano dai rumori e dalle persone non interessate a quest'attività. Per sopportare bene le lunghe ore di lavoro avrete bisogno di sentirvi a vostro agio. Fate in modo di disporre di una temperatura gradevole, assumete la posizione più comoda possibile disponendo lo strumento e la sedia nella posizione più adatta. Date ad altri l'incarico di rispondere al telefono e pregateli di disturbarvi solo in caso di necessità.
A questo punto iniziate il lavoro.
Prima di tutto, accertatevi di aver allestito in maniera corretta il vetrino. Regolate lo strumento fino a quando avrete ottenuto il miglior contrasto e la migliore illuminazione possibili. Cominciate con un basso potere di ingrandimento, 50 o 100 volte. A questo punto iniziate l'osservazione, guardando con attenzione e senza fretta nel campo dell'oculare. Se nulla colpisce la vostra attenzione muovete lentamente il vetrino, con le mani se avete un modello economico, o con le apposite manopole di traslazione se è di tipo più evoluto. Non appena avrete trovato un soggetto di vostro interesse, fermatevi. Cercate di notare tutti i particolari permessi dall'obiettivo usato, poi passate ad un ingrandimento superiore. Spesso vi troverete davanti a qualcosa d'ignoto. Tenete sempre accanto a voi uno dei manuali consigliati in bibliografia. Attraverso i disegni o le fotografie cercate d'identificare ciò che ha attratto la vostra attenzione. Le prime volte incontrerete delle difficoltà, ma non scoraggiatevi;con il tempo e l'esperienza imparerete un sacco di cose nuove e, anzi, saranno proprio quelle sconosciute e mai viste prima a suscitare curiosità ed entusiasmo.
Sappiate fin da ora che le domande che riceveranno una risposta saranno sempre meno di quelle che resteranno in sospeso, con un punto interrogativo. Potete anche passare tutta la vita con gli occhi al microscopio, ma sempre, anche dopo decenni, vi capiterà qualcosa mai visto prima. Sta anche qui il fascino misterioso del microscopio!
Alla prima occhiata noterete dei corpuscoli o delle masserelle informi ed opache. In genere, sono piccoli frammenti di vegetali, particelle di fango o resti di animali morti. La vostra attenzione sarà, però, attratta da ciò che si muove: i protozoi, piccoli animali costituiti da una sola cellula, così diffusi nelle acque stagnanti, staranno per divenire i vostri nuovi amici, compagni fedeli dell'avventura che starete per vivere. Ne esistono migliaia di specie diverse, alcune diffuse un po' dappertutto, altre tipiche di acque con caratteristiche particolari. Appartengono a numerosi gruppi, spesso assai diversi fra loro, che, con il tempo, vi diverranno familiari: ciliati, zoomastigi, rhizopodi, suctori, rotiferi e così via.Nomi difficili che imparerete un po' alla volta attraverso i loro esemplari più comuni.
Non finisce qui; troverete anche delle magnifiche piante, anch'esse unicellulari, dotate di smaglianti colori, spesso verde smeraldo come le euglene, le diatomee e quelle flagellate. Una cosa che non mancherà di stupirvi è che alcune di esse possono muoversi, nuotare, cambiare di forma sotto il vostro sguardo.
E qualcuna ha anche un organo che funziona come un rudimentale occhio per la ricerca della luce!
Insomma, avrete davanti a voi, allo stesso tempo, il giardino zoologico e l'orto botanico delle meraviglie.
Le prime volte potrete anche concedervi il lusso di vagare in qua e là come più vi piace ma, se volete diventare dei veri naturalisti dilettanti, degli autentici microscopisti, dovrete scegliere fra tanta abbondanza e dare sistematicità alle vostre osservazioni. Ripetiamo, osservare non guardare! Nessuno vi obbliga a porre dei limiti ai vostri interessi, tuttavia sono molti gli osservatori che, con così tante occasioni di scelta, hanno deciso di specializzarsi in un settore specifico: c'è chi si occupa soltanto di diatomee, chi predilige lo studio dei protozoi, chi è affascinato solo dalle amebe e chi si interessa, soprattutto, di funghi microscopici o di batteri. Saranno il tempo e l'esperienza a orientare le vostre scelte, ma uno, in particolare, dovrebbe essere l'impegno morale: diffondere la vostra passione per questa scienza, condividere con quante più persone possibili le meraviglie dell'infinitamente piccolo. Diventare missionari della microscopia.
Troverete utile e gratificante disegnare ciò che vedrete, in seguito potrete fare i primi tentativi di fotografia.
Molti microscopisti collegano una telecamera al loro strumento, poi seguono le immagini sul televisore ed il collegamento con un comune videoregistratore vi permetterà di realizzare delle videocassette casalinghe che potrete rivedere nel tempo o mostrare ai vostri amici. Se conoscete persone già esperte, rivolgetevi a loro per avere utili suggerimenti.


Qualche piccolo trucco

Una delle difficoltà del neo-microscopista consiste nel riuscire a seguire i protozoi che, spesso, si muovono troppo velocemente. Questo problema è facilmente risolvibile. La quantità d'acqua imprigionata sotto il vetrino copri-oggetti è molto modesta e, col passare del tempo, evaporerà. Via via che il liquido diminuisce, gli animaletti rallentano i propri movimenti, un po' perchè manca loro l'acqua, un po' perchè il vetrino copri-oggetti, non più sostenuto dal liquido, comincia a premere su di loro. Questo è il momento più adatto per l'osservazione. Con i vostri animaletti immobili o quasi, potrete osservare con tutta calma i loro particolari, prendere nota della struttura, osservare le loro caratteristiche interne ed effettuare dei buoni disegni. Questo è anche il momento adatto per scattare fotografie o fare una videoregistrazione.
Attenzione, se permetterete all'acqua di evaporare del tutto, i protozoi moriranno. E ciò non è giusto; in fin dei conti è merito loro se avrete fatto delle proficue osservazioni! Che cosa dovete fare allora? Semplice, aggiungete una piccola quantità di nuova acqua. Procedete così: con una pipetta contagocce aspirate un po' d'acqua e depositatene una piccola goccia accanto al bordo del copri-oggetti, evitando di sovrapporre ad esso del liquido. Poi, prendete una lama sottile o la punta a taglio di un piccolo cacciavite e muovete lentamente l'acqua con un movimento parallelo al bordo del vetrino copri-oggetti, avendo cura di non toccare quest'ultimo. In pochi secondi l'acqua vi penetrerà sotto ed i piccoli protozoi riprenderanno la normale attività, consentendovi di continuare l'osservazione.
Questa è anche un'ottima occasione per fare una curiosa esperienza: chiedete ad un amico di fare l'operazione di aggiunta dell'acqua, secondo le modalità sopra descritte. Voi tenete gli occhi agli oculari. Quando l'acqua penetrerà sotto il vetrino, vi sembrerà di vedere un ruscello in piena. Ciò che è sotto ai vostri occhi sarà spazzato via in un attimo, come quando un fiume esce dagli argini e travolge tutto. Sarà uno spettacolo che non mancherà di stupirvi. Se non volete perdere tempo, nell'attesa che i protozoi rallentino i loro movimenti, preparate i vetrini una mezzora prima di iniziare la seduta. Inutile affermare che l'acqua evaporerà più velocemente nella stagione calda. In inverno, un'unica goccia può permettere anche tre ore consecutive di osservazione.
Alcuni manuali, al fine di rallentare il movimento dei microrganismi, suggeriscono di metterli in un mezzo come la cellulosa di metile, che è usata come colla ed è solubile in acqua. Essa rallenta il nuoto degli animaletti, ma lo rende innaturale, quindi noi vi suggeriamo di utilizzare le tecniche suddette, oltretutto semplicissime da mettere in atto.


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Montecatini Terme, Pistoia, Italy
Sono appassionato di microbiologia da oltre 30 anni. Sono uno dei soci fondatori del gruppo "Amici del Microscopio" affiliato al Gruppo donatori di sangue Fratres di Pieve a Nievole.Collaboro stabilmente da diversi anni con le scuole del comprensorio della Valdinievole,(dalle scuole materne alle medie-inferiori) presso le quali insegno l'uso del microscopio e tutto ciò che è inerente a tale attività.